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“In amore vince chi fugge”. La storia d’amore di Giulia e il meccanismo più perverso delle relazioni di coppia

In amore vince chi fugge - la storia di Giulia

“Amore?”

 

Non riusciva a parlare senza piangere. Lo sguardo distolto verso un angolo della stanza, il volto rigato dalle lacrime e la voce rotta dal singhiozzo. «Perché fa così?!» gridò ad un tratto brandendo il cellulare in mano come se fosse un coltello. Giulia, a 32 anni, non riusciva a capacitarsi di un amore impossibile. Ti racconto la sua storia d’amore, con altri nomi e altri luoghi, così come l’ho assimilata io, quel giorno nel mio studio.

Leggila, può aiutare anche te. Donna, o uomo, che tu sia.

“Mi sono innamorata di uno stronzo.
Ma come ho fatto?”

«Ti amo, non posso fare a meno di te, sei l’unica amore mio» singhiozza ora Giulia imitando amaramente la voce di lui, Davide.

«E poi? E poi sparisce! Non mi chiama più, non mi cerca e io non so dove sia, con chi sia, cosa faccia. Sto lì, davanti al telefono come una cretina ad aspettare che mi chiami, che mi mandi un sms e invece neanche si degna di sapere come sto!». La sua voce si è graffiata di rabbia, di delusione.

Giulia è una ragazza che a prima vista sembra timida, ma ha un gran cuore. Te lo dice nei suoi occhi innocenti, nel suo sguardo fanciullesco, nei suoi gesti aggraziati. Anche se il dolore ora ha deformato il suo sorriso puro, inarcandole le labbra in una smorfia di incredulità.

«Ma come si fa a dire ti amo ad una persona guardandola negli occhi se poi sai già che non ti vuoi impegnare?» mi chiede attonita con gli occhi ancora lucidi. Quella domanda sembra spaccarle il cuore in due e per un attimo mi si stringe lo stomaco nel vederla soffrire così. Le chiedo di raccontarmi meglio la storia con Davide. Di darmi qualche elemento in più per capire con lei dove quella storia d’amore fosse in errore.

«Ci siamo conosciuti per caso, ad una festa. Davide mi ha corteggiata poi per diverso tempo, mi riempiva di attenzioni e io mi sono sentita molto lusingata. Mi diceva cose come… “vorrei che tutte queste persone ora sparissero, per trovarmi solo nel tuo sguardo”… “Appena ti ho vista ho pensato che fossi quella giusta” oppure “l’odore dei tuoi capelli mi fa impazzire”….». Giulia si ferma un attimo, come per assaporare la dolcezza di quei momenti, dell’illusione che non aveva voluto vedere.

«Siamo usciti insieme diverse volte, lui è sempre stato molto carino e attento. Poi una sera gli mando un sms d’amore, come sempre dopo che ci eravamo visti. E non mi risponde. Lo chiamo, ma il telefono squilla a vuoto. Penso che forse non sente, che si sia già addormentato. La mattina apro gli occhi cercando subito il cellulare per vedere se mi aveva scritto. Niente, neanche un messaggio. Ma sono tranquilla, non ho pensieri strani in testa o sospetti, mandare un sms d amoresolo la voglia di sentirlo». Lo sguardo di Giulia si abbassa, sta cercando dentro di sé di non rimettersi a piangere. Quando riprende, nel tono della sua voce c’è l’ombra del senso di colpa, la colpa di non aver capito subito i giochi dell’altro: «Non mi ha chiamata per tre giorni. Non sapevo che pensare. Poi all’improvviso mi scrive: “scusa, ho avuto da fare. Ma stasera ti voglio da morire e non posso non vederti”. Io non ho detto niente, ero solo sollevata e felice di sentirlo. Ho aspettato che arrivassero le 19 con un’ansia incredibile, morivo dalla voglia di vederlo. Mi sono preparata con tutta l’attenzione di cui ero capace. Abbiamo fatto l’amore, non lo nego, proprio quella sera. Mi ero ripromessa di non farlo, di aspettare e conoscerlo meglio. Ma avevo come paura che mi scappasse dalle mani… e che con lui scivolasse via questa occasione di innamorarmi e di essere felice con qualcuno». Giulia prosegue raccontandomi dei loro incontri passionali, ma che, puntualmente, lui spariva senza giustificazioni e che poi riappariva a suo piacimento, con scuse vaghe e sempre sfuggente.

Una sera Giulia non ci sta più, e decide di chiedere spiegazioni. «Davide a me questo gioco non piace. Io sto bene con te, e sono felice di vederti ma mi spieghi perché ogni tanto sparisci? Perché fai così? Perché mi dici che mi ami, fai l’amore con me e poi te ne vai?» gli chiede concitata ma allo stesso tempo sommessa, come se avesse paura della risposta.

Davide diventa freddo, distante, la guarda come infastidito anche se cerca di mascherarlo: «Giulia, io sono fatto così. Ho bisogno dei miei spazi. Io non voglio una relazione di coppia, sto bene con te e mi piaci molto ma sai… l’amore per me deve essere leggero. Non mi va di essere obbligato a chiamarti, né di doverti dare giustificazioni. Ti prego Giulia, non diventare pesante come tutte le donne che ti chiedono spiegazioni e che vogliono un uomo sempre al loro fianco. Ci stiamo divertendo insieme, no?».

Quella sua domanda finale la spiazza. Non sa cosa rispondere. Se dice di si, in qualche modo ammette che anche a lei va bene continuare in questo modo. Se dice di no, rischia di rovinare l’atmosfera leggera che lui le sta chiedendo. Giulia sorride, imbarazzata e anche un po’ triste.

«Da quella sera Dottore è cambiato tutto. Io non sapevo più come comportarmi di fronte ai suoi mutismi, ai suoi lunghi silenzi. Non potevo chiedere spiegazioni, ma le volevo. Mi sembrava ad un certo punto di impazzire. Mi mancava, avevo voglia di sentirlo, non per disturbarlo ma semplicemente per avere notizie di lui, volevo fare parte della vita che non mi raccontava, volevo esistere e non mettermi da parte, avevo bisogno di lui e più mi sentivo emarginata dal suo mondo, più volevo entrarci. E più lui scappava. Quando tornava da me facevamo l’amore per ore, con passione e trasporto. Io mi donavo a lui più che potevo come per dirgli: “Ti prego, amore, resta. Non te ne andare”».

«Sono trascorsi mesi in questo modo. Lui spariva e io alla fine cedevo al desiderio di sentirlo. Lo chiamavo e lui non rispondeva. Ho riempito la sua segreteria di canzoni d’amore. Ho invaso il suo cellulare di sms. Sono perfino andata sotto casa sua un paio di volte, per vedere se c’era, ma no. Era fuori, chissà dove. Dottore, mi sono innamorata di uno stronzo. Ecco la verità! Ma come ho fatto? Come ho potuto cadere in questo meccanismo perverso??».

L’identikit di chi rincorre in amore: quando il desiderio ci consuma e la disistima ci intrappola

 

Ecco l’identikit di chi, in amore, rincorre. Come Giulia.

Dietro al ruolo di chi, come in un gioco, insegue la persona amata si nasconde una persona fragile, e con un grande bisogno di amore e di attenzioni. Chi rincorre, in amore, sfida se stesso: quando sente di perdere la presa sull’altro ci si attacca ancora di più.

La trappola in cui si divincola senza rendersene bene conto è molto sottile perché riguarda la natura del desiderio.

Il mio Maestro, Mikhael Raivavic, negli anni che ho trascorso accanto a lui e nell’esperienza che ha generato poi il Metodo dr. Succi, cioè il mio metodo di lavoro, mi ha insegnato a individuare e riconoscere molto bene la natura del desiderio. Non sui libri, come posso aver studiato nei testi di psicologia, ma nella pratica, nella vita. In breve, sulla mia pelle. Con lui ho imparato che la natura del desiderio è proprio questa: meno viene appagato, e più si desidera.

Giulia, o chi come lei rincorre in amore, questo non lo sa. Ne è semplicemente vittima.

Comprendere questa caratteristica del desiderio è quindi fondamentale per imparare a gestirlo e non farsene intrappolare. Il desiderio non vuole essere appagato. Il desiderio vuole desiderare.  

Chi rincorre non comprende che non sta veramente amando, ma vorrebbe amare. Non sta realmente desiderando quella persona, ma sta desiderando di appagare il suo desiderio di amare quella persona.

Il desiderio non appagato è un cane che si morde la coda, gira sempre in cerchio e non lascia via di scampo. Più l’altra persona si farà desiderare, più noi cadremo nel gioco di desiderarla.

C’è un secondo elemento importante nell’identikit di chi in amore insegue. É la disistima.

«Mi sono annullata per lui, ho perso completamente la mia dignità. Mi sento così dipendente anche solo da un suo sguardo. Quando risponde ai miei messaggi mi sento in paradiso, quando non mi chiama vado dritta all’inferno. Non dormo di notte, non ho appetito e mangio poco, passo le ore a guardare il cellulare per vedere se mi ha cercata. Poi basta che mi regali una rosa e mi dimentico di tutto». Questa è Giulia. soffrire per un amore non corrisposto

Ma potrebbe essere chiunque: un uomo perso per una donna che non lo ricambia, una ragazza più giovane alle prese con il primo amore, una moglie impazzita di desiderio per un amante che la sottrae alla routine del matrimonio, un manager d’azienda così come qualsiasi figura o ruolo dove si cerca di essere in genere impeccabili e seri.

Può accadere a chiunque, quando non si ha stima di sé.

Quando non ci si ama abbastanza, quando si basa il proprio valore sul giudizio e l’opinione degli altri, quando si fonda la stima di sé sulle attenzioni che ci vengono rivolte.

Spesso si pensa a chi fugge come al lupo e a chi insegue come l’agnello. Come ad un carnefice con la sua vittima. Ma non è così.

I ruoli sono sottili, così come il gioco è impercettibile. Chi fugge crea dipendenza, ma chi insegue vuole quella dipendenza. Chi scappa rifiuta l’amore, ma chi rincorre ha bisogno di quel rifiuto. Chi non chiama rivendica i propri spazi e la propria libertà, ma chi telefona di continuo necessita di una vita altrui della quale appropriarsi.

Né è la prova il fatto che ci sono persone abituate a fuggire, a scappare, a non dare. Ma che quando trovano chi sa giocare al mordi e fuggi più forte di loro, cedono. E rincorrono. Chi non ama non accetta di non essere amato. E finché trova persone che lo amano, scappa. Quando trova chi non lo ama, resta. Al contrario, chi ama e vuole una relazione seria spesso “snobba” occasioni con persone disponibili, pronte ad esserci in tutto e per tutto, per rincorrere chi invece non le sa amare. Chi non c’è.

Ecco perché il detto “in amor vince chi fugge” è il ritratto di uno dei più perversi meccanismi dell’amore.

Ma ora vediamo il secondo identikit.

L’identikit di chi fugge in amore: quando non si sa amare

«La verità è che non gli piaci abbastanza» dice l’amica del cuore a Giulia, cercando di farla ragionare. Ma non è così.

L’identikit di chi fugge, come Davide, è il ritratto di una persona che non sa amare.

Non importa quindi se gli piaci abbastanza o se non gli piaci davvero. In ciascuno dei due casi scappare o mostrarsi indifferenti è segno di un’incapacità relazionale.

Possono essere molte e diverse le interpretazioni e le motivazioni per le quali una persona si comporta in questo modo, cioè fuggendo di fronte ai sentimenti.

Può essere la paura di mettersi nelle mani di un’altra persona, di fidarsi di qualcuno, di sacrificarsi o di limitare la propria libertà. Può essere il non accettare le proprie emozioni e i propri sentimenti così come il bisogno di controllare tutto. Può essere il puro e narcisistico gusto di essere semplicemente cercati. Di sapere che l’altro ci vuole, ci desidera, ci brama. E infine, ci ama.

Ecco quindi un elemento in comune e che rende impossibile l’amore vero tra chi fugge e chi rincorre: la disistima.

L’autostima è ricetta per il vero Amore

 

Il non saper creare legami stabili e il cercare persone che non sappiano darci l’equilibrio giusto per dare vita a rapporti maturi è segno di una mancata stima di sé. Da entrambe le parti.

Il coinvolgimento emotivo e la nascita di sentimenti veri è un passo che richiede impegno e maturità. Due elementi che senza una solida autostima fanno fatica a coesistere.

Alla domanda quindi: “è vero che in amore vince chi fugge?” io rispondo, come psicoterapeuta, che no… non è vero.

La disistima crea dipendenza e legami deboli. La stima di sé crea radici solide per un amore concreto. Ed equilibrato.

Se ti innamori di una persona che fugge, e riesci a farla restare, ho i miei dubbi che quella che instaurerai sarà una relazione costruttiva. A meno che entrambi non lavoriate per accrescere e nutrire il vostro rapporto.

L’amore di sé è la base del vero Amore per l’altro.

Che poi in un rapporto, si sa, ogni tanto sia bene far sentire la propria mancanza, può essere vero. Ma se fatto con criterio, e con rispetto.

Cara amica, caro amico, tu cosa ne pensi?

Mi farebbe molto piacere se lasciassi un tuo pensiero in questa pagina. Puoi farlo qui in fondo, sia con facebook che con il modulo apposito. Se vuoi condividere qualcosa di te in tutta privacy usa un nickname e scrivi il messaggio nel modulo che trovi in fondo. Risponderò ai vostri commenti, dialogherò con voi. Se anche tu vuoi dialogare con le persone che scrivono qui puoi rispondere ai commenti. Ci sono verità davvero interessanti che vengono raccontate: una persona può insegnare all’altra attraverso la condivisione.

Un caro saluto,

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Storie di vita - dr Giuseppe Alfredo Succi - Psicologo Psicoterapeuta

La storia che ho descritto è una storia vera. Ho scelto di raccontare le storie di persone che mi hanno dato il permesso per scriverle e i cui contenuti fossero di esempio per gli altri. Per rispetto alla privacy ho cambiato i particolari e i nomi. Il fine di questi racconti è quello di condividere esperienze che possano essere un orientamento d’aiuto ed uno spunto di riflessione.

L'autore del post

Giuseppe Alfredo Succi

Psicologo, psicoterapeuta, ipnologo clinico e insegnante di yoga e meditazione. Da oltre trent'anni conduce seminari sul benessere e la crescita personale. I suoi metodi hanno aiutato centinaia di persone a migliorare la qualità della propria vita, della salute e delle relazioni. I principali metodi ideati dal Dr. Succi sono: Metodo Dr. Succi® ; Sahmen - La Meditazione Ritualistico-Simbolica®; RIT - il Respiro Integrante®; Yoga Vinyasa Creativo®.

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