Psicologia e Salute Tecniche psicofisiche

Ipnosi e Vite Passate

La reincarnazione astratta

Il dilemma della reincarnazione

Credete di aver vissuto in un’altra vita? Molte persone non solo lo pensano, ne sono realmente convinte. Vi chiedete se una cosa del genere sia possibile? Non siete i soli.

La capacità di ricordare “vite passate” è oggetto di ricerche sistematiche, studi e sperimentazioni da più di trent’anni in molti paesi. Diversi psicoterapeuti e ipnoterapeuti sia in America che in Europa, hanno attestato attraverso numerose prove documentate con filmati e registrazioni lo straordinario lavoro della regressione a esistenze passate effettuato con i loro pazienti in stato di trance.

Eppure, malgrado le numerose e autorevoli testimonianze, la ricerca e la terapia delle vite passate vengono ignorate, anzi duramente stroncate dalla maggior parte degli psicologi e delle più importanti università del mondo. La principale ragione risiede in ciò che il termine reincarnazione evoca: immagini di occultismo, possessione spiritica, esorcismo, o qualcosa di sospettosamente orientale. Quindi non scientifico, non certo, non dimostrabile.

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Scienza e psicologia parlano il linguaggio della mente razionale: affermano che le persone sono incuriosite dalle teorie reincarnistiche perché esiste il timore della fine dell’esistenza, la paura di veder spegnere per sempre quella luce esistenziale che ognuno di noi proietta sulla Terra. E non vorremmo mai che accadesse. La reincarnazione sarebbe in sostanza un lenitivo al dolore dello scomparire, una promessa di immortalità.

Al dì là degli aspetti formali di tali interpretazioni, voglio esprimere su questo aspetto poco ortodosso della psicologia un mio personale parere. Come capita a molte persone, la reincarnazione è un argomento che ha destato il mio interesse. Ma ciò che intendo trattare è il suo aspetto terapeutico. Ritengo infatti che lo scopo non sia tanto la mera curiosità di sapere “chi siamo stati”, ma sia trarre da questo percorso esperienziale benefici e strategie per la risoluzione di problemi psicofisici che rendono l’esistenza attuale a volte un percorso faticoso e spiacevole.

Esploriamo quindi alcuni aspetti di questo interessante e complesso strumento terapeutico e scopriamo i suoi benefici.

Che cos’è la reincarnazione?

L’inconscio collettivo che ci unisce

Secondo alcune religioni e scuole di pensiero mistico-filosofiche con reincarnazione si intende “il trasmigrare dell’anima, dopo la morte, in un altro corpo fino alla purificazione totale, cioè alla liberazione finale dal ciclo delle esistenze”. Possiamo fornire prove concrete e verificabili a rigor di scienza su questa ipotesi? Certamente no. Le prove e i dati che emergono a sostegno delle teorie reincarnistiche e delle esperienze fatte da persone in tutto il mondo non sono sufficienti a farci ritenere la reincarnazione un dato esistenziale certo e inconfutabile. Nessuno di noi, in termini concreti, può dire con certezza “la reincarnazione esiste” o “la reincarnazione non esiste”.

Devo considerare perciò, nella mia trattazione, che una prova a sostegno dell’ipotesi che viviamo una vita su questo piano dell’esistenza in base a ciò che siamo stati nel passato, non esiste in termini concretamente dimostrabili. Dovremmo infatti prima poter dimostrare l’esistenza di quel principio spirituale che chiamiamo anima.

Tuttavia le molteplici esperienze che ho vissuto in prima persona e quelle a cui ho assistito, nonché i risultati ottenuti, hanno maturato in me la convinzione che tutti noi abbiamo accesso – attraverso i sogni o l’ipnosi – a quello stato di “memoria inconscia universale” che ogni essere umano possiede. Questa “memoria universale” è come una smisurata banca dati che conserva i

ricordi di tutta l’umanità. È ciò che Jung ha chiamato “inconscio collettivo”: pronto a rivelarsi alla

nostra mente conscia in caso di bisogno.

Ricordi veri o fantasie?

La reincarnazione come terapia

Occhi femminili vita pasata

Ciò che si sperimenta in una seduta di terapia regressiva è tutto vero? È naturale chiederselo. È normale che ci si domandi se ciò che si sperimenta o si vede emergere da una seduta regressiva sia un’invenzione della mente fantasiosa o si tratti di autentici ricordi che affiorano dall’oscurità del nostro passato. Ma come anche per molte domande semplici su un fenomeno così complesso qual è la reincarnazione è difficile rispondere con un secco “si, è vero” o un “no, è falso”.

È possibile accedere a questo patrimonio informativo. Nelle nostre cellule infatti custodiamo la traccia di tutte le conoscenze di coloro che ci hanno preceduto. Fanno parte del nostro codice biologico: un potenziale esperienziale enorme, se ci viene offerta la possibilità di accedervi e di utilizzarlo.

Secondo la mia esperienza di psicoterapeuta e quella di altri autorevoli colleghi, ritengo che tra ricordo e fantasia non vi siano confini così netti di separazione: non è difficile convenire che in ogni ricordo, di fatto, si introduce una buona dose di fantasia immaginativa. Nei nostri ricordi, tanto delle vite passate quanto di quella presente, l’inconscio interviene a ritoccare per noi quelle lacune della memoria cosciente, rendendoci partecipi più da vicino di un’esperienza certo affascinante, ma sicuramente abbellita di particolari.

La terapia reincarnistica è utile?

La verità psicologica

Sirena rossa nell'acqua

La reincarnazione può essere interessante, ma ci si chiede se ciò che emerge da una terapia regressiva è utile.

Ritengo che lo scopo di uno psicoterapeuta sia essenzialmente quello di aiutare il paziente a superare quella situazione disfunzionale che lo fa soffrire. E se per fare questo utilizzo, strumenti risolutivi – quali potrebbe essere l’ipnosi regressiva – non ci si deve preoccupare unicamente della verità letterale di una storia che emerge, ma della verità psicologica che questa storia rivela.

Quindi lo scopo della narrazione di un’esistenza passata è quello di riportare la sofferenza nevrotica del paziente alle sue origini psichiche ed emotive, in modo che possa essere separata dalle situazioni attuali a cui appartiene.

In questo modo l’individuo, con l’aiuto dello psicoterapeuta, elabora le immagini che emergono dall’inconscio: può per esempio riconoscere, nel dolore manifestato della sua patologia, un effetto sproporzionato rispetto all’evento che l’ha suscitato. In altre parole: la rielaborazione dei contenuti inconsci dell’esperienza narrata dalla persona consente una collocazione diversa dei suoi disturbi. Vengono trasferiti dalla dimensione fisica e psichica contingente su un piano esistenziale più ampio e profondo: che li riequilibra e li integra. Questo gli permette così di risolvere il suo disturbo e di alleggerirlo dai problemi.

Principali benefici

Dall’ansia… ai vuoti esistenziali

Cascata al tramonto
Per dare un’idea delle problematiche che possono essere trattate con buoni risultati con la terapia di regressione alle vite passate, ecco un elenco delle più comuni:

  • disturbi d’ansia
  • alcune fobie
  • alcuni disturbi alimentari
  • disfunzioni sessuali
  • disturbi somatoformi o psicosomatici
  • vuoti esistenziali
  • dipendenze.

 

Come agisce la terapia reincarnistica: problemi fisici e vite passate

Ciò che il corpo racconta

Donna che vola si specchia nell'acqua

Possiamo leggere nei disturbi e nei sintomi di oggi la memoria di esperienze passate?

L’esistenza di un nesso tra vite passate e problemi fisici è stata confermata più volte da autorevoli autori, quali Arthur Guirdham, Morris Nerherton, Trutz Hardo, Roger J. Woolger, Helen Wambach. Ogni sintomo fisico cronico – soprattutto quelli che resistono a qualsiasi trattamento – nasconde una storia più remota di privazioni, incidenti o morte violenta. Gli studi e le testimonianze in proposito legano a vissuti precedenti, per esempio, le patologie della sfera sessuale. Nei casi di eiaculazione precoce si rinnova la memoria di umiliazioni subite, di vergogna e di sopraffazione a sfondo sessuale. Asme croniche evocherebbero la sensazione di asfissia dovuta ad una morte per soffocamento o annegamento. Dolori lombo-sacrali richiamerebbero torture sul corpo, coercizioni, percosse, incidenti o cadute gravi. Emicranie croniche rivelerebbero ferite alla testa, così come nella colite ulcerosa si evocherebbe il vissuto di una morte cruenta.

Tuttavia tendo a specificare che i traumi delle esistenze passate – trasferiti all’esistenza attuale sotto forma di malesseri e patologie – sono sempre in rapporto specifico e non generico ai problemi psichici attuali della persona. In breve: non possiamo dire che tutte le manifestazioni di asma derivano da episodi di soffocamento o annegamento. Così come non tutte le emicranie derivano da ferite alla testa.

Il corpo, con la sua sofferenza e le sue disfunzioni, è in grado di raccontare tutta la storia psichica se ascoltato in modo corretto. Indubbiamente il corpo è un’area inconscia – quindi per molti aspetti ancora sconosciuta – dove si vanno ad accumulare complessi che sono frutto di repressioni. Ogni sua parte ha una storia da raccontare. Molte di queste storie appartengono alle vite passate. Forse è in alcune di esse che si trova la risoluzione di un problema attuale.

La terapia reincarnistica: una scelta di obiettivi e di metodo

Per chi crede e chi non crede

Sguardo femminile

Per chi già crede

Quali sono le motivazioni che ci avvicinano all’esperienza delle vite passate? Sono diverse, a seconda delle nostre convinzioni. Supponiamo di credere già nella reincarnazione.

A questo punto potrebbe interessarci fare un’esperienza diretta nel nostro passato esistenziale, per esplorare alcuni aspetti dei nostri vissuti e ritrovarvi errori, problematiche e conflitti che ci hanno condizionato in precedenza. Lo scopo è evitare di ripetere l’esperienza dolorosa: apprendere la lezione ci servirà a distaccarci dagli effetti negativi e a stare meglio. Ci proponiamo quindi di ottenere un miglioramento della nostra attuale esperienza di vita.

Per chi non crede

Supponiamo invece di non credere affatto nella reincarnazione. In questo caso, per quale motivo dovrebbe interessarci un’esperienza attraverso la mente inconscia? Perché si tratta di una parte della nostra psiche che ancora rimane – per la maggioranza – misteriosa. Inconscio deriva dal latino in- conscius e significa “ non conosciuto”. Potrebbe quindi interessarci il fatto che la nostra mente, in uno stato di trance ipnotica, compia il suo viaggio in questa straordinaria dimensione, dove le pagine della storia personale si sommano agli interi volumi della storia collettiva, con la loro immensa mole di informazioni e di dati. Attingendo a questo sistema informativo potremmo

scoprire elementi utili e preziosi per il nostro benessere psicofisico e per migliorare la qualità della nostra vita.

Per chi non si pone la domanda

Supponiamo ora invece di non porci neppure la domanda: “reincarnazione, vero o falso?” ma di essere semplicemente attratti da un sistema terapeutico che ci offre prospettive di indagine nuova, percorsi diversi da quelli impiegati abitualmente dalla psicologia, secondo la tradizione classica.

Vogliamo conoscere qualcosa di più di noi stessi, comprendere e migliorare aspetti della nostra vita qui ed ora. Per fare questo, utilizziamo gli strumenti che riteniamo utili, di cui veniamo a conoscenza.

Per tutti una precisazione

Infine, un’importante precisazione. La scelta di una terapia che prenda in considerazione vite passate non viene fatta a caso, solo perché stimola la nostra curiosità. Se siamo veramente interessati a questo tipo di esperienza è bene che ci affidiamo ad uno psicoterapeuta qualificato. Sarà lui, in virtù della sua competenza e della sua esperienza a suggerire l’intervento terapeutico più indicato. È lo psicoterapeuta serio e affidabile che può consigliare al suo paziente un ciclo di sedute terapeutiche che lo portino a rivivere esperienze di vite passate.

Si tratta di una scelta ponderata che richiede una lucida ed attenta analisi. La terapia reincarnistica, sia che si decida di crederci che di non crederci, non va presa alla leggera. Non è un viaggio virtuale in un passato immaginifico, ma un serio percorso terapeutico. E come tale va approcciato e vissuto.

Credere è necessario?

Siamo arrivati alla fine di questo breve excursus sui vari aspetti e benefici della terapia reincarnistica. Ci serve dunque credere a questa terapia?

Siamo liberi di credere di essere la reincarnazione di qualcuno che siamo già stati oppure di considerare la nostra attuale esistenza l’unica esperienza di vita che faremo sulla terra. Sia che siamo favorevoli o contrari, non cambia niente. La terapia delle vite passate non ha bisogno della nostra approvazione e del nostro consenso per dimostrare di essere efficace o no.

In pratica è sbagliato dire che la terapia “funziona perché ci crediamo”. La cosa importante non è credere o non credere alla teoria: ma è credere nel grande potere risanatore dell’inconscio e nella sua saggezza.

È proprio così! È una grande saggezza ancestrale che si esprime in noi quando attiviamo l’inconscio, in grado di inviarci solo quei ricordi del passato che siamo in grado di gestire e di integrare nella nostra personalità, a livello conscio. Ognuno di noi infatti rievoca frammenti di vissuti, episodi, piccoli particolari significativi in cui trova risposte e soluzioni a condizioni difficili, situazioni di disagio o malattie vissute attualmente. Nessun essere umano ricorda “tutto quanto”: solo ciò che è necessario ad aiutarlo. È questa la grande saggezza della nostra dimensione intuitiva, il grande potere che l’inconscio racchiude.

Conclusione

La ricerca e l’esplorazione delle vite passate conduce, a mio parere, a stati di espansione della coscienza che trascendono le nostre limitate possibilità di percezione. Dentro di noi prende forma l’idea che esiste un diverso piano della coscienza: dove l’intelletto umano non può né sondare, né comprendere, né spiegare razionalmente ciò che incontra.

È attraverso il risveglio della coscienza – e non attraverso una somma di conoscenze intellettuali – che ci si può spogliare pian piano delle proprie situazioni problematiche in cui si è rimasti invischiati per troppo tempo e per le quali abbiamo spesso a lungo sofferto senza guarire.

È forse il caso di dire che sta nascendo un nuovo approccio psicologico, nuove indagini conoscitive che escono da una tradizione ormai configurata e spaziano su altri percorsi. Questa psicologia nuova vuole trattare, dell’essere umano, anche quella componente immortale che la tradizione ha sempre definito “anima”.

L'autore del post

Giuseppe Alfredo Succi

Psicologo, psicoterapeuta, ipnologo clinico e insegnante di yoga e meditazione. Da oltre trent'anni conduce seminari sul benessere e la crescita personale. I suoi metodi hanno aiutato centinaia di persone a migliorare la qualità della propria vita, della salute e delle relazioni. I principali metodi ideati dal Dr. Succi sono: Metodo Dr. Succi® ; Sahmen - La Meditazione Ritualistico-Simbolica®; RIT - il Respiro Integrante®; Yoga Vinyasa Creativo®.

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